Sulle tracce di Donegani: una giornata di studio lungo la strada dello Stelvio
Storia, ingegneria e ambiente si incontrano lungo uno dei tracciati alpini più importanti dell’Ottocento
Il 5 settembre 2026 soci dell’Istituto di ricerca e studi Carlo Donegani ETS e iscritti all’Ordine degli ingegneri hanno percorso alcuni dei tratti più significativi della strada dello Stelvio, in una giornata di formazione dedicata alla figura dell’ingegner Carlo Donegani e alle straordinarie opere che resero possibile il collegamento tra Milano e il Tirolo
Una strada può essere molto più di un’infrastruttura. Può raccontare la storia di un territorio, le ambizioni politiche di un’epoca e, soprattutto, la capacità dell’uomo di confrontarsi con un ambiente difficile trasformandolo senza ignorarne le caratteristiche.
È questa la prospettiva con cui si è svolta, il 5 settembre, la giornata di conoscenza e formazione organizzata dall’Istituto di ricerca e studi Carlo Donegani ETS, associazione culturale, valida per l’aggiornamento professionale degli ingegneri.
Il gruppo, composto da soci dell’Associazione e da iscritti all’Ordine degli ingegneri, ha seguito un percorso articolato in diverse tappe lungo la strada dello Stelvio. L’escursione ha consentito di osservare direttamente l’ambiente e la morfologia della valle del Braulio e di approfondire gli aspetti storico-politici, ambientali e tecnici legati alla progettazione e alla costruzione della strada.
A guidare i partecipanti sono stati la prof.ssa Maria Carla Fay, presidente dell’Istituto di ricerca Donegani, il socio fondatore ing. Benedetto Abbiati, i soci Arthur Gfrei ed Erminio Sertorelli, e l’ing. Flavio Tartero, progettista e direttore dei lavori in corso per il recupero di un tratto della strada originale.
Una strada nata dalla storia e dalla geopolitica
La costruzione della strada dello Stelvio si inserisce nel complesso scenario geopolitico dell’Ottocento, quando cresceva la necessità di disporre di un collegamento carrozzabile tra Milano e il Tirolo. Un’esigenza rafforzata prima in epoca napoleonica e successivamente sotto gli Asburgo.
Tra i possibili itinerari alpini venne scelto quello dello Stelvio, affidando all’ingegner Carlo Donegani la progettazione di un tracciato che doveva superare forti dislivelli, versanti scoscesi, condizioni climatiche severe e un elevato rischio di valanghe.
La scelta della linea stradale, delle pendenze e dei tornanti fu quindi il risultato di un’attenta lettura del territorio. Particolarmente innovativa fu la decisione di elevare in alcuni tratti la quota della strada e di “incassarla nella falda del monte”, riducendo così l’esposizione alle valanghe provenienti dai due versanti della valle.
Gli approfondimenti hanno permesso anche di confrontare la situazione nivoglaciologica ottocentesca con quella attuale, evidenziando le trasformazioni intervenute nel tempo nell’ambiente alpino.
Dalla galleria dei Bagni Vecchi al Diroccamento
La prima sosta si è svolta alla galleria dei Bagni Vecchi, dove l’osservazione dei manufatti ha consentito di approfondire le tecniche costruttive adottate lungo il tracciato. Sono stati analizzati il ponte, oggi ricostruito, e la galleria, oltre al progetto di un forte che avrebbe dovuto sorgere nella zona ma che non venne realizzato.
Il percorso è quindi proseguito verso la seconda cantoniera attuale, un tempo Casino dei Rotteri, da dove il gruppo ha raggiunto il Grasso di Radisca, punto panoramico privilegiato per osservare i tornanti di Spondalunga e il complesso del Diroccamento.
Da questa posizione è stato possibile leggere il paesaggio come una vera e propria tavola progettuale: ponti, archi di sostegno, gallerie in muratura e perforanti, opere paravalanghe e tornanti testimoniano la complessità dell’intervento di Donegani.
Particolare attenzione è stata dedicata alla morfologia della valle del Braulio e alle difficoltà legate ai ripidi versanti e ai fenomeni valanghivi. La successione dei tornanti di Spondalunga mostra come la strada sia stata progettata per superare il dislivello conciliando pendenze, sicurezza e condizioni ambientali.
Cantoniere e storia militare
L’osservazione del territorio ha offerto anche l’occasione per ricostruire le vicende delle strutture di servizio della strada. La seconda cantoniera, originariamente collocata ai piedi di Spondalunga, fu distrutta durante le guerre d’indipendenza, mentre il Casino dei Rotteri venne distrutto da una valanga.
La giornata ha permesso inoltre di ricordare alcuni episodi della storia militare della zona, tra cui l’eroica impresa di Pietro Pedranzini, che, alla guida di un manipolo di uomini, scese dalla Reit riuscendo a catturare gli Austriaci presenti alla prima cantoniera.
La strada appare così non soltanto come un’opera di ingegneria, ma come un vero archivio a cielo aperto, nel quale infrastruttura, storia politica e vicende umane si intrecciano.
I tornantini della Lumaca: il recupero della strada storica
Appena sopra la seconda cantoniera, i partecipanti hanno visitato il cantiere per il recupero dei tornantini della Lumaca, un tratto della vecchia strada lungo circa 450 metri che, una volta ultimati i lavori, sarà destinato a ciclisti ed escursionisti.
L’intervento è stato illustrato dall’ing. Flavio Tartero, progettista e direttore dei lavori per ERSAF – Parco Nazionale dello Stelvio, che ha descritto le antiche tecniche di costruzione della strada e il loro recupero nell’ambito del restauro.
L’osservazione diretta ha permesso di soffermarsi su numerosi particolari costruttivi: la pavimentazione, il profilo longitudinale e trasversale, le cunette di scolo, le murature in pietrame, i paracarri e le caratteristiche barriere di protezione in pietra ad archetti.
Il recupero dei tornantini rappresenta quindi non soltanto un intervento di conservazione, ma anche un’occasione per valorizzare un tratto della viabilità storica e restituirlo alla fruizione lenta del territorio.
La sfida del versante altoatesino
L’ultima tappa è stata il Passo dello Stelvio, da dove è stato possibile osservare il tracciato della strada che scende verso il versante altoatesino, visibile fino a Sottostelvio, o Franzenshöhe.
Il socio Arthur Gfrei ha ricostruito le vicende storiche che portarono alla prosecuzione della strada oltre il passo, la cui progettazione venne nuovamente affidata a Donegani.
Anche questo tratto rappresentò una sfida tecnica considerevole. I tecnici austriaci ritenevano, infatti, impossibile realizzare una strada su quel versante. La scelta del tracciato fu condizionata soprattutto dal forte rischio di valanghe sul versante settentrionale della valle.
Gfrei ha illustrato il sistema delle gallerie in legno realizzate nel primo tratto della discesa dal passo, progettate per proteggere la strada dalle slavine e dall’accumulo della neve e per rendere più agevole la manutenzione nel periodo invernale.
Sono stati ricordati anche l’organizzazione del cantiere, la vita degli operai e il lavoro dei “rotteri”, fondamentale per mantenere aperta la strada durante l’inverno. Dietro le opere di Donegani emerge, così. anche la storia degli uomini che le costruirono e ne garantirono la manutenzione in condizioni ambientali estremamente difficili.
Una lezione di ingegneria a cielo aperto
La giornata ha permesso, insomma, di leggere la strada dello Stelvio attraverso diverse prospettive, consentendo ai partecipanti di comprendere come le scelte di Donegani siano state strettamente legate alle caratteristiche del territorio e alle esigenze di sicurezza, funzionalità e durata dell’infrastruttura.
L’escursione ha confermato inoltre il valore della formazione sul campo e la straordinaria attualità della strada dello Stelvio: un patrimonio nel quale storia, ambiente e ingegneria continuano a dialogare a due secoli dalla sua realizzazione.
Per conoscere le attività dell’Istituto di ricerca e studi Carlo Donegani ETS o le modalità per associarsi è possibile consultare il sito www.irscdonegani.it/storia-e-obiettivi.
L’addetto stampa – Sara Baldini
